Calcata da scoprire: l’antico borgo medievale tra natura, storia ed arte

A Calcata tutto si conserva idealmente intatto. Salendo la ripida via che attraversa le imponenti mura si raggiunge un altrove di spazio e di tempo dove ogni abitazione, ogni vicolo appare storicamente integro, coerente con quella finzione cinematografica vista così tante volte da aver assunto nell’immaginario collettivo caratteristiche di veridicità. L’immagine diventa reale ed il reale diventa immagine.

Il borgo di Calcata Vecchia, arroccato su una guglia tufacea che si affaccia sul verde del Parco Valle del Treja, è un esempio chiaro di insediamento fortificato medievale. Il nome appare per la prima volta in un documento papale dell’VIII secolo, anche se è stato supposto che il sito fosse frequentato già in epoca etrusca dai falisci, popolazione italica molto diffusa nella zona, come testimoniano le necropoli rinvenute sulle vicine colline di Narce, Monte li Scalzi e Pizzo Piede. Dopo l’ultima guerra il paese ha iniziato a spopolarsi ma da circa trent’anni la solitudine delle scoscese valli che lo circondano ed il suo aspetto fiabesco attirano l’attenzione di molti curiosi, artisti, registi e giornalisti in cerca di luoghi che possano appagare lo spirito. L’antico borgo è diventato meta privilegiata per le gite fuori porta del weekend, quando i laboratori degli artisti si aprono e il visitatore si muove all’interno di un bazar fuori dal tempo, dove ogni incontro ha un sapore speciale. È, però, durante la settimana che il paese offre di sé un’immagine diversa, più scarna, essenziale. Perde quei connotati di messa in scena per acquisire un’autenticità a tratti anche dura, non sempre raggiungibile, rarefatta come l’immagine di Calcata filtrata dalla nebbia del mattino che monta dal corso del Treja lungo le pendici rosse del pianoro, così simile ai pinnacoli di un castello di sabbia.

Per chi ama dedicarsi ad attività nella natura si possono percorrere vari sentieri all’interno del Parco, sia a piedi che a cavallo. È possibile visitare in giornata le aree archeologiche di Narce, sito falisco rinvenuto alla fine del XIX secolo, e di Santa Maria, insediamento medievale abbandonato e privilegiato punto panoramico sulla valle. Per onorare lo spirito artistico che anima Calcata non deve mancare una visita al museo Opera Bosco, un itinerario all’interno di uno spazio naturale dove si possono osservare opere di artisti affermati ed emergenti accomunate dalla medesima idea, estendere il concetto dell’arte all’ecosistema e produrre arte rinnovabile attuando la cultura della “simbiosi” tra attività umana e natura.


Il cuore del Parco valle del Treja: la collina di Narce e il sito medievale di Santa Maria

All’interno del Parco Regionale Valle del Treja, che si estende nel medio tratto del fiume Treja, affluente di destra del Tevere, si trovano molti sentieri percorribili senza troppe difficoltà, anche se è bene premunirsi di scarpe e abbigliamento adatti alla stagione in cui ci si muove. Piacevoli passeggiate accompagnano verso luoghi e siti suggestivi, come la collina di Narce ed i ruderi di Santa Maria.

Narce dista non più di un’ora di cammino dall’inizio del sentiero, il quale si snoda stretto tra un piccolo torrente avvolto nel verde di carpini e noccioli ed il poggio sul quale si trovano i resti dell’antico insediamento falisco, abitato fin dal secondo millennio avanti Cristo. Sulla sommità una possente cortina muraria in blocchi di tufo testimonia l’apice economico e politico raggiunto dalla città. Il piccolo pianoro, che conserva le vestigia dell’antica civiltà, invita ad una breve sosta ristoratrice tra le silenziose fronde dei cerri prima di mettersi nuovamente in cammino verso Santa Maria. Il secondo tratto dell’itinerario ad anello che poi riporterà a Calcata costeggia pianeggiante la riva sinistra del Treja. Lo scenario è il protagonista. Lo sciabordio delle acque che si infrangono sui ciottoli si unisce al fruscio delle alte chiome degli aceri che si affacciano sul fiume, accerchiati da estese e basse felci che lottano alla ricerca di una spera di sole.

Raggiungere Santa Maria richiede un ultimo sforzo che viene però ripagato da ciò che attende il visitatore: un ampio salotto naturale contornato da cerri, aceri e noccioli che sul bordo del pianoro si ritirano consapevoli di dover far spazio all’immagine di Calcata la quale, impassibile, si concede sul versante opposto della gola come una diva altera. Il tramonto colora e scalda ancor di più il rosso tufo che sorregge la millenaria cittadina, donandole un’aria romantica che bene si addice al luogo.

I resti dell’insediamento medievale non sono facilmente visibili. Si trovano nascosti all’interno della vegetazione e non sono segnalati. I ruderi della piccola chiesa, di cui rimangono conservate solamente le angolate e la parte absidale, attendono solitari nel mezzo del bosco. La vera piccola perla, però, è la torre che rispetto alla chiesa si trova poco più in alto. Sono ancora ben visibili le imposte ed i piedritti della volta a crociera appoggiati su pulvini finemente ornati.

Negli occhi e nelle membra rimangono impresse le ore trascorse nel silenzio e nell’ascolto. Si attraversa il fiume, entità viva che anima più di tutto la valle, su un piccolo ma robusto ponte di legno. Il ritorno in paese si fa lento. Come dice Kundera, c’è un legame segreto tra memoria e lentezza, tra oblio e velocità. E qui è facile sperimentarlo.


Opera Bosco: dove l’arte sposa la natura

 Poco fuori dal paese, in località Colle, si trova il laboratorio museo Opera Bosco. Nato agli inizi degli anni Novanta dall’iniziativa dell’artista belga Anne Demijttenaere, con la collaborazione di Costantino Morosin, il museo all’aperto si configura fin da subito come piccola avanguardia che vuole rendere evidente la simbiosi tra attività umana e natura, utilizzando per le opere esposte esclusivamente materiali provenienti dal bosco che ospita l’itinerario di esposizione. Il fine è creare un’unica grande opera d’arte complessiva nella quale il naturale e l’artificiale convivono in armonia. Ogni anno, rispettando la caducità del tempo, vecchie opere svaniscono o si perdono nel folto del sottobosco mentre ne vengono create di nuove cercando di fare fede all’anima del luogo. Il processo creativo occupa buona parte delle attività dell’organizzazione poiché il museo è anche un laboratorio dove gli artisti, nella realizzazione delle opere, procedono ad una ricerca costante che renda esplicito il potenziale delle tecniche e dei materiali natu­rali tradizionali.

È possibile anche partecipare alle attività organizzate da Opera Bosco: il Laboratorio didattico di Arte nella Natura si prefigge come scopo quello di offrire agli studenti stimoli creativi all’interno di una nuova consapevolezza dell’ecosistema.

Il percorso espositivo, purtroppo, non è sempre visitabile. Da fine marzo a metà dicembre è aperto la domenica ed i giorni festivi dalle ore 11 al tramonto. Durante la settimana e per mesi di luglio ed agosto è, invece, necessaria la prenotazione.

5 Responses to Calcata da scoprire: l’antico borgo medievale tra natura, storia ed arte

  1. Sono stato a Calcata 2 volte e devo dire che il borgo merita davvero. Carino, affascinante e arricchito da personaggi alquanto bizzarri 😉 . Insomma vale davvero la pena visitarla!

  2. Maurizio says:

    Conosco benissimo Calcata,ci sono stato molte volte,l’ultima pochi giorni fà,ma conserva sempre il suo fascino,e sono carini anche i dintorni.

  3. Valerio says:

    Bellissima calcata, molto belle pure le foto!

  4. nadia says:

    bell’articolo scritto molto bene foto molto suggestive

  5. Maurizio says:

    Calcata?,ho fatto un giro in moto da pochi giorni in quella zona,bellissimi anche i dintorni

    http://unviaggiounavventura.blogspot.com/2011/07/in-motoa-due-passi-da-roma.html

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