Il Sentiero dei briganti, da territorio di frontiera a terra di storia, cultura e natura

Ne ha visti tanti il territorio dell’Alta Tuscia Laziale di briganti, malandrini e fuorilegge alla fine dell’800, e  chi pensa che siano del tutto scomparsi fa un grande errore. Essi rivivono fortemente attraverso il Sentiero dei Briganti, itinerario culturale e naturalistico che parte dall’estremo limite settentrionale del comune di Acquapendente, fino a Vulci. Il territorio, che si incunea tra Lazio, Umbria e Toscana, per la felice posizione geografica costituisce un comprensorio unico in Italia che merita di essere conservato, custodito e valorizzato. L’itinerario, segue le tracce dei briganti di fine 800, snodandosi tra foreste secolari, gole e canyon fluviali, testimonianze etrusche e medievali: in circa cento chilometri, due riserve naturali, un’oasi del WWF, due laghi  e varie aree archeologiche, un tempo territori di frontiera, miseria e malaria, oggi luoghi di leggenda. Percorsi originali al di fuori di rotte turistiche e proprio per questo più intriganti ed affascinanti, borghi storici come Acqupendente, Cellere, Gradoli, Valentano, Farnese. Lo si scopre a poco a poco, imboccando a piedi strade sterrate che partono dalla Riserva del Monte Rufeno, o godendosi una passeggiata in bicicletta lungo il sentiero e respirando a pieni polmoni i profumi del bosco. Tutt’intorno poca gente, silenzio e grandi panorami. Un itinerario “lento” ma efficace.

A Cellere seguendo le orme di Tiburzi

Una delle tra le testimonianze architettoniche  che i Farnese hanno lasciato nell’alto Lazio si trova a Cellere, uno dei borghi più piccoli della Tuscia. L’imponente rocca medievale ampliata e trasformata in lussuosa residenza dalla nobile famiglia nel corso dei secoli XVI e XVII, fa da sfondo ad un paese di pochi abitanti, che si erge su uno sperone tufaceo protetto da profonde gole scavate per millenni dalle acque.  La Chiesa di Sant’Egidio, sorge poco fuori le mura. Un’interpretazione dei luoghi in cui hanno vissuto i briganti dell’800, posti secondo una prospettiva antropologica, è la novità a cui punta il Museo del Brigantaggio di Cellere. Inaugurato nel 2007, esso rappresenta un riconoscimento alla specificità e all’identità di un territorio dell’Alta Tuscia, e ricorda in particolar modo le disavventure del brigante Domenico Tiburzi. Un motivo in più per non perdere l’occasione di visitare il borgo.

Acquapendente, briganti e  “Pugnaloni”

Apripista per iniziare la passeggiata sul Sentiero dei Briganti, Acquapendente, è situato una decina di chilometri a nord del Lago di Bolsena presso la Riserva naturale Monte Rufeno. La cittadina, posizionata lungo la Via Francigena, con la sua meravigliosa cattedrale in stile romanico e il suo  un castello e un’abbazia, diede i natali al brigante Fioravanti, che lasciò moglie e figli dandosi alla macchia. Ogni anno a maggio la città   si anima di mercatini, spettacoli, rievocazioni in costume storico fino al tardo pomeriggio, che fanno da cornice alla Festa dei Pugnaloni, che celebra l’aiuto che la Madonna avrebbe elargito alle popolazioni locali nel cacciare Federico Barbarossa dai territori acquesiani, in seguito ad un segno considerato divino. Uno scenario insolito da assaporare con tutti i sensi:il profumo dei fiori, i colori della primavera, l’eco dei canti e della musica,la morbidezza dei petali ed infine il gusto delle tante ricette popolari che vengono riproposte in quei giorni.


Natura in viaggio: La Selva del Lamone, regno dei briganti

Amore, solitudine, tradimento e morte, con le vicende del Brigante ritrovano una forma mitica e popolare. I boschi e la selva sono i suoi territori: sentieri, anfratti e grotte dove i briganti dell’800 consumarono la loro latitanza.  La Selva del Lamone  custodisce un bosco aspro e selvaggio, ricco di ammassi lavici, anfratti bui e siepi impenetrabili. Un tempo gremita di capanne di pastori e carbonai, oggi è formata da una serie di strade sterrate, che si sviluppano per circa 50 km, percorribili anche in bicicletta. Aria salubre e boschi profumati, attirano gli amanti della nautura, che possono gustare una lettura en plein air o una escursione nel sentiero,nel cuore della maremma laziale lungo il confine con la Toscana, tra le propaggini settentrionali dei Monti Vulsini e quelle meridionali del complesso del Monte Amiata.

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