Ieri, Viaggi, Domani. Storie, immagini e itinerari che cambiano il tuo futuro

PassaggiDal 20 febbraio torna “Passaggi”, l’iniziativa promossa dal Centro Studi CTS e Società Geografica Italiana che invita a raccontare i propri viaggi, in forma breve e doppia. Con un testo non più lungo di due classiche cartelle (3600 battute), accompagnato da un minimo di una a un massimo di cinque fotografie (formato jpg). In palio, una borsa di studio per partecipare alla terza edizione del Master in Comunicazione e Cultura del Viaggio, diretto dal giornalista e fotografo Antonio Politano, che sarà assegnata al racconto migliore tra quelli pervenuti entro l’11 marzo 2012. Preziosa la collaborazione con Velisti per Caso, Shoot4Change e PaesiOnline.

Ogni settimana i migliori lavori saranno pubblicati sulla pagina facebook del Premio per partecipare alla selezione finale e alla votazione da parte della giuria social (vedi regolamento) e della giuria tecnica presieduta da Antonio Politano e composta da Paola Brivio (photoeditor di Geo Italia), Domenico Gambardella (giornalista e regista di Alle Falde del Kilimangiaro), Antonio Amendola (fotografo e fondatore di Shoot-4-change) e Patrizio Roversi (conduttore e autore di Turisti per Caso). Per partecipare segui il regolamento al premio Ieri, viaggi, domani basta inviare testi e foto all’indirizzo: passaggi@centrostudicts.it.

E insieme a “Passaggi” parte anche “Incontri” in collaborazione con AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile). Idee di viaggio per la valorizzazione dell’incontro fra viaggiatori e comunità locali, sviluppo locale e rispetto per l’ambiente sono i temi conduttori dell’iniziativa. Anche in questo caso bisogna lasciare andare la fantasia. I partecipanti infatti dovranno presentare gli elaborati in uno o più formati. Un breve scritto di massimo 3.600 battute (spazi inclusi), immagini fotografiche (da un minimo di uno a un massimo di cinque) o infine un video della lunghezza di 2 minuti. I contributi dovranno essere inviati all’indirizzo e-mail turismoresponsabile@centrostudicts.it entro e non oltre l’11 marzo 2012.

Ogni settimana, a partire dal 20/02/12, i migliori lavori saranno pubblicati sulla pagina facebook del Premio e concorreranno alla selezione finale. Anche in questo al più meritevole andrà una borsa di studio a copertura totale per la partecipazione all’edizione 2012 del Master in Imprenditorialità e Management del Turismo Sostenibile e Responsabile del Centro Studi CTS.

Tutte le informazioni con i regolamenti dei premi: www.centrostudicts.it

A Carnevale vince la gita “fuori porta”

Il Carnevale di Venezia

© newphotoservice

Carnevale 2012 all’insegna della gita “fuori porta”. Il dato emerge dagli “umori” della Community di PaesiOnLine. In calo gli spostamenti sul lungo raggio, cresce la partecipazione degli italiani agli eventi che si svolgono in tanti piccoli e grandi comuni sparsi lungo tutta la penisola. Se il Carnevale di Rio de Janeiro resta un “sogno” proibito, in Europa le più gettonate sono Nizza e Colonia. In Italia, reggono bene Venezia, Viareggio, Cento e Putignano. Ma la sorpresa sono i carnevali “locali” che continuano ad attirare un pubblico crescente.

Anche per questo 2012 gli eventi più richiesti restano quelli storici: il Carnevale di Venezia che anche quest’anno si chiuderà con la Grande Festa del Mardi Gras, seguita dalla Vogata del Silenzio, il Carnevale di Putignano, il più antico visto che la prima edizione venne celebrata nel 1394, il Carnevale di Cento, del quale si hanno notizie già dal XVII secolo e il Carnevale di Viareggio. Molto atteso anche quest’anno lo Storico Carnevale di Ivrea:  il 21 febbraio a partire dalle 14 le strade della cittadina piemontese saranno invase dai partecipanti alla tradizionale “Battaglia delle Arance”, un appuntamento che attirerà migliaia di turisti.

La maggior parte degli spostamenti durante il periodo del Carnevale sarà però alla volta delle tante manifestazioni sparse lungo la penisola. Tra quelle più segnalate dalla Community di PaesiOnLine ci sono la “Festa de la Radeca” a Frosinone, dove il Carnevale si unisce alla rievocazione storica (21 febbraio), e la manifestazione “La Mpupata, la Chiacchierata e l’Annacata” a Calatafimi-Segesta , in provincia di Trapani, dove il Carnevale è l’occasione per far rivivere la tradizione dei Pupi siciliani e dove i festeggiamenti saranno all’insegna della gastronomia (19 e 21 febbraio). Arriva con qualche giorno di ritardo, invece, il Carnevale Ambrosiano: a Milano i festeggiamenti iniziano il 21 febbraio e si chiudono il 25, giorno del Sabato Grasso.

Anche se in calo, chi sceglie di andare all’estero si dirige soprattutto verso Germania e Francia: il Carnevale di Colonia, nato nel 1823, è un appuntamento fisso dell’inverno tedesco mentre il Carnevale di Nizza, quest’anno dedicato alla storia dello sport, sarà tra le mete scelte fino al 4 marzo, giorno in cui terminano i festeggiamenti.

Gli innamorati scelgono le capitali europee

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San Valentino da turisti. Nonostante la crisi e le difficoltà economiche, gli italiani non rinunciano a un weekend “di coppia” in occasione della Festa degli Innamorati. La fotografia scattata da PaesiOnLine, però, evidenzia come l’obiettivo sia quello di concedersi un fine settimana di vacanza, ma low cost. Le prenotazioni sono in aumento del 40% rispetto all’anno scorso e le mete preferite sono le città: in Europa, alla “solita” Parigi si affiancano soprattutto Praga e Budapest, scelte perché più economiche della capitale francese, mentre in Italia la regina per un romantico fine settimana è Venezia, insieme a Verona.

La Festa degli Innamorati è il momento ideale per una romantica “fuga a due”. Anche quest’anno durante i due prossimi weekend molti italiani saranno alle prese con piccole e grandi partenze. Chi decide di andare in Europa, lo fa con un occhio al portafogli. Parigi resta la città preferita dagli innamorati, ma continuano a salire, nonostante il freddo intenso, le quotazioni di Praga e Budapest, capitali dell’Est e centri turistici di primo livello ma dai prezzi più abbordabili. PaesiOnLine ha stimato che il prezzo di due notti in albergo a Parigi, nel periodo di San Valentino, parte da circa 70 euro a persona. Si scende quasi alla metà a Praga, dove il prezzo minimo è di circa 40 euro per due notti in camera doppia, e si arriva anche a 30 euro a Budapest.

Un po’ a sorpresa tra le città considerate più romantiche si piazzano anche Londra e Barcellona, metropoli adatte anche a chi a San Valentino decide di viaggiare da solo.

Anche chi sceglie di restare in Italia sembra preferire le città d’arte; la più romantica, secondo la Community di PaesiOnLine, è Venezia, con i suoi canali e le sue calli. Il weekend ideale è completato da una sosta a Verona, la città di Giulietta e Romeo, una delle più struggenti storie d’amore mai raccontate. Tra le città più indicate per un breve soggiorno di coppia resistono Firenze, Napoli e Roma, mete ottime per ogni occasione. Gettonato anche il Lago di Garda, con Sirmione e i suoi romantici paesaggi, inserito semmai in un weekend sulle piste da sci.

La magia del Natale a Vienna

Come vanno i preparativi per Natale? Manca meno di un mese, non c’è più molto tempo. Di sicuro sarete a buon punto, ma forse sentite che vi manca ancora qualcosa, quel tocco in più che renda unica la tavola natalizia, la casa, l’albero o i regali. In tal caso, non c’è più tempo per rimandare. Rimandare cosa? Il vostro viaggio a Vienna, dove l’atmosfera natalizia è più intensa che mai.

Da metà novembre fino al giorno di Natale, e in alcuni casi anche fino all’inizio di gennaio, la capitale austriaca cambia volto e mostra il suo lato più “dolce”. Ogni angolo della città, dal centro alla periferia, fa da cornice ai tipici Mercatini di Natale, in un susseguirsi vorticoso di bancarelle, luci e musiche tradizionali.

Dai dolci ai prodotti artigianali, dai classici souvenir agli addobbi per rendere originale o tradizionale il proprio Albero, i mercatini viennesi sono ormai una tradizione consolidata per chi vuole vivere appieno il periodo natalizio e per chi, nel mese che precede il 25 dicembre, non riesce a non essere felice e sorridente. E come si fa a essere tristi con l’aroma dei biscotti di Natale che si espande nell’aria o con il dolce sapore del punch caldo che scioglie ogni gelo.

State già pensando a cosa mettere in valigia? Bene, allora continuate a leggere per scoprire le mille opportunità che la città di Vienna offre durante il periodo natalizio: ogni vostro desiderio sarà esaudito. D’altra parte, siamo a Natale!

© weihnachtsdorf.at

Mercatino di Natale viennese

© kreitner&parnter - christkindlmarkt.atIl più tipico mercatino di Natale nella capitale austriaca è quello che si tiene ogni anno nella piazza di fronte al Municipio di Vienna, Rathausplatz. La magia del Natale trasforma e confonde i contorni della piazza, proiettandoli in un’atmosfera fatata. Merito delle 150 bancarelle che espongono regali di Natale, addobbi, dolci tipici e bevande calde. Il tutto in uno scenario reso magico dagli alberi del parco intorno al Municipio, decorati con migliaia di luci e capaci di creare un effetto indescrivibile. Il Mercatino di Natale viennese ha aperto lo scorso 12 novembre e sarà aperto fino al giorno della Vigilia, il 24 dicembre. Dalla domenica al giovedì è aperto dalle 10 alle 21.30, mentre il venerdì e il sabato la chiusura è posticipata alle 22. Se arrivate a Vienna appena in tempo per Natale, ricordate che il 24 dicembre, il mercatino chiude alle 17.

Villaggio di Natale di Maria-Theresien-Platz

© weihnachtsdorf.atPoco distante dalla Rathausplatz, sempre nel centro di Vienna, il Villaggio di Natale di Maria-Theresien-Platz è un’altra tappa da non perdere nel vostro tour dei mercatini natalizi viennesi, soprattutto se siete alla ricerca di prodotti artigianali da regalare o da tenere per decorare la vostra casa. Tra il Museo delle Belle Arti e il Museo di Storia Naturale ci sono circa 60 bancarelle, dove curiosare tra oggetti realizzati a mano e caratteristici del miglior artigianato austriaco e viennese. Tante idee regalo e tantissime possibilità per fare bella figura con i vostri amici quando, al vostro ritorno, arriverà il momento tanto atteso dell’apertura dei pacchi sotto l’albero. Il Villaggio di Natale di Maria-Theresien-Platz è aperto dal 16 novembre al 24 dicembre, dalle 11 alle 21. Il giorno della vigilia, chiusura anticipata alle 15.

Mercatino di Natale Vecchia Vienna

© altwiener-markt.at Dal 1772 a oggi: sono passati più di due secoli ma il Mercatino di Natale Vecchia Vienna, in piazza Freyung nel centro storico, è sempre lì. Si tratta del più antico tra i tanti mercatini che nel periodo di Natale riempiono le piazze e le strade della capitale austriaca. Antico ma ancora capace di stupire e di sorprendere. Qui troverete in vendita i più bei prodotti dell’artigianato artistico austriaco, vere e proprie opere d’arte che potrete mostrare con orgoglio ai vostri ospiti della classica cena della vigilia. Scoprite tanti oggetti in vetro lavorato o i tradizionali presepi, fino alle ceramiche dipinte a mano, esempio fulgido di un’arte antica. L’atmosfera è resa ancora più magica dalle melodie natalizie che allietano la piazza. Il Mercatino di Natale Vecchia Vienna è aperto dal 18 novembre al 23 dicembre, tutti i giorni dalle 10 alle 21.

Mercato di Natale e della cultura e di Capodanno, al castello di Schönbrunn

© Gerhard Fally - weihnachtsmarkt.co.atSe alla magica atmosfera natalizia si unisce il fascino di una residenza imperiale, il risultato è il Mercato di Natale e della cultura al Castello di Schönbrunn, residenza della Casa d’Asburgo fino al 1918 e situato nella parte occidentale della città. Le bancarelle coprono ogni angolo della corte di Ehrenhof ed espongono artigianato tradizionale, bigiotteria fatta a mano e tante decorazioni natalizie. Tante anche le attività pensate per i bambini, con laboratori natalizi su misura per loro. Il Mercatino di Natale è perfetto se volete trascorrere il giorno di Natale nella capitale austriaca: è aperto dal 19 novembre al 26 dicembre, tutti i giorni dalle 10 alle 21 (il 24 dicembre chiude alle 16, mentre il 25 e il 26 alle 18). Per i più ritardatari, basta un giorno e quello del Castello di Schönbrunn si trasforma in un Mercatino di Capodanno, dal 28 dicembre al primo gennaio, dalle 10 alle 18.

Mercatino invernale nella piazza della ruota panoramica

© Rene Wallentin - wintermarkt.atTra i teatri dei Mercatini di Natale di Vienna non poteva mancare il Prater, uno dei luoghi simbolo della capitale austriaca. Ogni anno  nella piazza della Ruota Panoramica si tiene il Winter Market. Il mercatino è molto frequentato soprattutto dai più giovani ed è anche l’unico a prolungare l’apertura per l’intero periodo delle feste di Natale, fino all’8 gennaio. Il mercatino è aperto tutti i giorni, dalle 11 alle 21; il sabato e i giorni festivi l’apertura è anticipata alle 11 mentre il 24 e il 31 dicembre chiude rispettivamente alle 15 e alle 18. Molto fornita la zona ristorazione, dove assaggiare i prodotti tipici della tradizione gastronomica natalizia viennese. In occasione dell’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre, gli stand culinari del Winter Market resteranno aperti fino alle 2: un modo goloso per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno, sotto l’occhio della ruota panoramica.

Info Utili

Vi siete convinti e avete già preparato la valigia? A portarvi a Vienna, ci pensa Austrian Airlines, con partenze quotidiane dagli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Firenze, Bologna e Venezia. Il costo? Niente di cui preoccuparsi: si parte da 77 euro, andata e ritorno, tasse e supplementi inclusi.

Le Sette Meraviglie del Mondo Naturale: vincitori e vinti

Le Cascate del Fiume Iguazu, una delle Sette Meraviglie del Mondo Naturale“L’Italia è il Paese più bello del mondo!”. Quante volte ce lo siamo detti?! Non la pensano così, evidentemente, gli “elettori” delle Sette Meraviglie del Mondo Naturale, rese note l’11 novembre dal sito www.new7wonders.com. Le due candidate italiane, il Vesuvio e il Monte Cervino, non ce l’hanno fatta a entrare nella Top7 e si sono dovute arrendere in semifinale, quando a concorrere erano ancora in 28.

Ma quali sono queste Sette Meraviglie del Mondo Naturale? Vediamole, in ordine rigorosamente alfabetico, come ci tengono a precisare gli stessi responsabili del concorso (anche perché i risultati definitivi saranno comunicati solo all’inizio del prossimo anno):

  • Amazzonia: la Foresta Amazzonica si estende sul territorio di nove Paesi in Sudamerica (Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela) ed è il territorio con la maggiore varietà faunistica del mondo. Inoltre mantiene il primato di “polmone” del Pianeta, con i suoi sette milioni di chilometri quadrati di estensione.
  • Halong Bay: la Baia di Ha Long, nel Vietnam del Nord, si estende per oltre 1.500 chilometri quadrati ed è costellata da circa 2.000 isole, molte delle quali disabitate. Le isole sono di origine calcarea e ospitano enormi grotte, assolutamente spettacolari.
  • Iguazu Falls: le cascate del fiume Iguazu, al confine tra Brasile e Argentina, sono tra le più spettacolari al mondo. Il fiume si divide in 275 cascate diverse, per una lunghezza totale di circa 3 chilometri, con una caratteristica forma a semicerchio. La cascata più alta, la “Gola del Diavolo”, si trova a 80 metri e permette di ammirare l’essenza stessa del potere dell’acqua.
  • Jeju Island: l’isola vulcanica di Jeju si trova a sud della penisola coreana, nel territorio della Corea del Sud. La sua caratteristica è quella di essere “cosparsa” di vulcani (sono circa 360) che si stringono attorno al monte Halla, un vulcano anch’esso ma inattivo, che con i suoi 1.950 metri di altezza è anche la cima più alta del Paese.
  • Komodo: l’isola di Komodo e il relativo Parco sono famosi soprattutto per il loro abitante più importante, il Varano, un drago che dalle favole è atterrato sulla Terra. Il parco si estende per circa 2.000 chilometri quadrati e comprende le isole di Komodo, Rinca e Padar.
  • Puerto Princesa Underground River: rimaniamo in Asia, ma ci spostiamo nelle Filippine, dove scorre il fiume sotterraneo di Puerto Princesa, in un paesaggio carsico enfatizzato da enormi grotte. Queste ultime sono caratterizzate da una biodiversità unica al mondo.
  • Table Mountain: la Table Mountain domina lo skyline di Cape Town, in Sudafrica. Si tratta di un monte piatto, considerato il più grande “giardino floreale” del mondo, visto che ospita circa 1.500 specie diverse di fiori. È una delle attrazioni più visitate del paese sudafricano.
Un discorso a parte meriterebbero le “Grandi Escluse”. Il Vesuvio e il Monte Cervino non ce l’hanno fatta ma sono in buona compagnia; non sono rientrate nel novero delle Sette Meraviglie del Mondo Naturale neppure attrazioni di fama planetaria come il Grand Canyon negli Stati Uniti o la Barriera Corallina, vanto e ricchezza di Australia e Papua Nuova Guinea.

Il Sentiero dei briganti, da territorio di frontiera a terra di storia, cultura e natura

Ne ha visti tanti il territorio dell’Alta Tuscia Laziale di briganti, malandrini e fuorilegge alla fine dell’800, e  chi pensa che siano del tutto scomparsi fa un grande errore. Essi rivivono fortemente attraverso il Sentiero dei Briganti, itinerario culturale e naturalistico che parte dall’estremo limite settentrionale del comune di Acquapendente, fino a Vulci. Il territorio, che si incunea tra Lazio, Umbria e Toscana, per la felice posizione geografica costituisce un comprensorio unico in Italia che merita di essere conservato, custodito e valorizzato. L’itinerario, segue le tracce dei briganti di fine 800, snodandosi tra foreste secolari, gole e canyon fluviali, testimonianze etrusche e medievali: in circa cento chilometri, due riserve naturali, un’oasi del WWF, due laghi  e varie aree archeologiche, un tempo territori di frontiera, miseria e malaria, oggi luoghi di leggenda. Percorsi originali al di fuori di rotte turistiche e proprio per questo più intriganti ed affascinanti, borghi storici come Acqupendente, Cellere, Gradoli, Valentano, Farnese. Lo si scopre a poco a poco, imboccando a piedi strade sterrate che partono dalla Riserva del Monte Rufeno, o godendosi una passeggiata in bicicletta lungo il sentiero e respirando a pieni polmoni i profumi del bosco. Tutt’intorno poca gente, silenzio e grandi panorami. Un itinerario “lento” ma efficace.

A Cellere seguendo le orme di Tiburzi

Una delle tra le testimonianze architettoniche  che i Farnese hanno lasciato nell’alto Lazio si trova a Cellere, uno dei borghi più piccoli della Tuscia. L’imponente rocca medievale ampliata e trasformata in lussuosa residenza dalla nobile famiglia nel corso dei secoli XVI e XVII, fa da sfondo ad un paese di pochi abitanti, che si erge su uno sperone tufaceo protetto da profonde gole scavate per millenni dalle acque.  La Chiesa di Sant’Egidio, sorge poco fuori le mura. Un’interpretazione dei luoghi in cui hanno vissuto i briganti dell’800, posti secondo una prospettiva antropologica, è la novità a cui punta il Museo del Brigantaggio di Cellere. Inaugurato nel 2007, esso rappresenta un riconoscimento alla specificità e all’identità di un territorio dell’Alta Tuscia, e ricorda in particolar modo le disavventure del brigante Domenico Tiburzi. Un motivo in più per non perdere l’occasione di visitare il borgo.

Acquapendente, briganti e  ”Pugnaloni”

Apripista per iniziare la passeggiata sul Sentiero dei Briganti, Acquapendente, è situato una decina di chilometri a nord del Lago di Bolsena presso la Riserva naturale Monte Rufeno. La cittadina, posizionata lungo la Via Francigena, con la sua meravigliosa cattedrale in stile romanico e il suo  un castello e un’abbazia, diede i natali al brigante Fioravanti, che lasciò moglie e figli dandosi alla macchia. Ogni anno a maggio la città   si anima di mercatini, spettacoli, rievocazioni in costume storico fino al tardo pomeriggio, che fanno da cornice alla Festa dei Pugnaloni, che celebra l’aiuto che la Madonna avrebbe elargito alle popolazioni locali nel cacciare Federico Barbarossa dai territori acquesiani, in seguito ad un segno considerato divino. Uno scenario insolito da assaporare con tutti i sensi:il profumo dei fiori, i colori della primavera, l’eco dei canti e della musica,la morbidezza dei petali ed infine il gusto delle tante ricette popolari che vengono riproposte in quei giorni.


Natura in viaggio: La Selva del Lamone, regno dei briganti

Amore, solitudine, tradimento e morte, con le vicende del Brigante ritrovano una forma mitica e popolare. I boschi e la selva sono i suoi territori: sentieri, anfratti e grotte dove i briganti dell’800 consumarono la loro latitanza.  La Selva del Lamone  custodisce un bosco aspro e selvaggio, ricco di ammassi lavici, anfratti bui e siepi impenetrabili. Un tempo gremita di capanne di pastori e carbonai, oggi è formata da una serie di strade sterrate, che si sviluppano per circa 50 km, percorribili anche in bicicletta. Aria salubre e boschi profumati, attirano gli amanti della nautura, che possono gustare una lettura en plein air o una escursione nel sentiero,nel cuore della maremma laziale lungo il confine con la Toscana, tra le propaggini settentrionali dei Monti Vulsini e quelle meridionali del complesso del Monte Amiata.

Il Pigneto da “girare”

Se fosse un genere cinematografico? Sarebbe neorealista.
Se fosse una strada? Sarebbe attraversata da rotaie.
Se fosse un quartiere? Sarebbe il Pigneto.
L’isola pedonale, ovvero via del Pigneto, è il punto di partenza per il nostro percorso “cinematografico”. Un itinerario nostalgico, sulla scia della tradizione neorealista che ha scelto il quartiere come scenario privilegiato di molti suoi film.

Oggi, dismessi i panni proletari del passato, è diventato il centro della vita notturna della capitale. Studenti squattrinati, immigrati e aspiranti artisti sono i clienti abituali dei numerosi locali che si affacciano sulla strada. Vinerie, ristoranti e osterie si confondono con i variopinti alimentari gestiti dalla comunità bengalese. Questa commistione di elementi, apparentemente dissonanti, è il simbolo più autentico del quartiere che ha conservato un forte legame con la tradizione ma ha saputo reinventarsi diventando un punto di riferimento per i bohemien romani e non solo. Così dopo un bicchiere di vino o una patata ripiena da Kalapà, il famoso ristorante greco che si trova in via Ascoli Piceno, si può passeggiare per i vicoli del Pigneto alla ricerca del suo passato. Non sarà difficile scorgerne tracce significative nelle deliziose abitazioni della zona “Villini”, famose per i cortili rigogliosi che sembrano usciti da un libro di favole. Il complesso di case popolari, costruito dal 1921 al 1924, dalle cooperative dei ferrovieri, ha conservato il suo affascinante stile liberty e rappresenta oggi la zona più chic del quartiere.

Il Pigneto che (r)esiste

Nonostante le apparenze, la nostra passeggiata sulle tracce del neorealismo può cominciare proprio da lì. Infatti all’incrocio con via Casilina c’è la prima tappa obbligata. Concediamoci una sosta alla trattoria “I porchettoni” dove è possibile cenare con porchetta e vino, rispettando la più genuina tradizione romana. La trattoria si trova proprio accanto al luogo in cui è stata girata la scena di Roma città aperta in cui Pina (Anna Magnani) si confessava con Don Pietro (Aldo Fabrizi). Ogni strada del Pigneto trasuda storia. Infatti durante la Seconda guerra mondiale, il quartiere fu particolarmente attivo nella Resistenza anti-fascista tant’é che oggi ospita l’associazione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

Ricordando “Accattone”
Sono passati 50 anni da quando uno scapestrato ragazzo di borgata passava alla storia del cinema con il nomignolo di “Accattone”. Sulle tracce di Vittorio (questo era il vero nome del personaggio) attraversiamo il ponte che divide la parte est da quella ovest del Pigneto e ci troviamo in via Fanfulla da Lodi, cuore delle riprese del film. La strada ospita lo storico bar Necci, frequentato da Pier Paolo Pasolini durante la realizzazione della pellicola. La fama del locale si è rafforzata grazie all’erronea convinzione che si trattasse dello stesso bar del film che in realtà si trova qualche metro più avanti, in direzione della Prenestina, adesso sostituito da abitazioni private. Per i meno nostalgici che hanno voglia di scoprire cosa può offrire oggi questa zona, sempre su via Fanfulla da Lodi si trova il circolo arci “Fanfulla”, uno dei più attivi nella vita culturale del quartiere. Il circolo è molto famoso per i suoi concerti che coinvolgono importanti artisti della scena underground internazionale.


Le sale del Pigneto da “Bellissima” ai giorni nostri

In compagnia di Maria, la bambina di “Bellissima” di Luchino Visconti possiamo scoprire la dimensione artistica del Pigneto. Ormai al n. 4 di Via Alberto da Giussano sono rimaste solo eleganti palazzine che non hanno più niente in comune con gli scenari del film ma ancora oggi come 60 anni fa, quando Visconti realizzò la pellicola, sono in molti a subire il fascino della celluloide. Oltre alle tante scuole di recitazione e ai laboratori teatrali sorti negli ultimi anni nel quartiere, notevoli sono le iniziative portate avanti dal cineclub Kino. Recentemente ristrutturato dai soci attuali  (non usufruendo di alcun fondo statale e improvvisandosi manovali), il circolo arci si propone di portare nel quartiere una programmazione di qualità fuori dal coro, diversa da quella della grande distribuzione. Molto interessanti anche le rassegne organizzate da Alphaville, cineclub simbolo del quartiere, tutte dedicate al cinema d’autore, lontano dai circuiti commerciali dei multisala. L’attenzione per la tradizione con uno sguardo rivolto anche alla contemporaneità è invece la filosofia del Nuovo cinema Aquila, sequestrato alla criminalità organizzata nel 2004 e successivamente ristrutturato. Il quartiere ha quindi riaperto le sue ali e, scrollandosi di dosso la cenere di un passato glorioso e ingombrante, ha dimostrato che può ancora raccontare delle storie a chi ha la pazienza e la voglia di ascoltarle.

Così dopo aver attraversato i set del passato, possiamo finalmente  immergerci nell’oscurità di una sala cinematografica e abbandonarci alla visione.


Info utili

Al Pigneto si arriva con l’autobus 105 (uno ogni 4’, scendere alla settima fermata) e con i tram 5, 14 e 19.

Tutte le mattine nell’isola pedonale è possibile acquistare frutta e verdura. Nella stessa via, ogni quarta domenica del mese si tiene il mercatino vintage con i suoi vinili, l’antiquariato e oggettistica di vario genere.

Per evitare problemi con la polizia, è consigliato non uscire dai locali notturni con bottiglie di vetro, secondo l’ordinanza comunale anti-alcol in vigore dal 1 aprile 2011.

Da tenere d’occhio la programmazione del Circolo degli artisti in via Casilina Vecchia, 42. Un laboratorio dove musica, teatro e moda si incontrano per dare vita a eventi all’insegna della sperimentazione e della creatività.

Calcata da scoprire: l’antico borgo medievale tra natura, storia ed arte

A Calcata tutto si conserva idealmente intatto. Salendo la ripida via che attraversa le imponenti mura si raggiunge un altrove di spazio e di tempo dove ogni abitazione, ogni vicolo appare storicamente integro, coerente con quella finzione cinematografica vista così tante volte da aver assunto nell’immaginario collettivo caratteristiche di veridicità. L’immagine diventa reale ed il reale diventa immagine.

Il borgo di Calcata Vecchia, arroccato su una guglia tufacea che si affaccia sul verde del Parco Valle del Treja, è un esempio chiaro di insediamento fortificato medievale. Il nome appare per la prima volta in un documento papale dell’VIII secolo, anche se è stato supposto che il sito fosse frequentato già in epoca etrusca dai falisci, popolazione italica molto diffusa nella zona, come testimoniano le necropoli rinvenute sulle vicine colline di Narce, Monte li Scalzi e Pizzo Piede. Dopo l’ultima guerra il paese ha iniziato a spopolarsi ma da circa trent’anni la solitudine delle scoscese valli che lo circondano ed il suo aspetto fiabesco attirano l’attenzione di molti curiosi, artisti, registi e giornalisti in cerca di luoghi che possano appagare lo spirito. L’antico borgo è diventato meta privilegiata per le gite fuori porta del weekend, quando i laboratori degli artisti si aprono e il visitatore si muove all’interno di un bazar fuori dal tempo, dove ogni incontro ha un sapore speciale. È, però, durante la settimana che il paese offre di sé un’immagine diversa, più scarna, essenziale. Perde quei connotati di messa in scena per acquisire un’autenticità a tratti anche dura, non sempre raggiungibile, rarefatta come l’immagine di Calcata filtrata dalla nebbia del mattino che monta dal corso del Treja lungo le pendici rosse del pianoro, così simile ai pinnacoli di un castello di sabbia.

Per chi ama dedicarsi ad attività nella natura si possono percorrere vari sentieri all’interno del Parco, sia a piedi che a cavallo. È possibile visitare in giornata le aree archeologiche di Narce, sito falisco rinvenuto alla fine del XIX secolo, e di Santa Maria, insediamento medievale abbandonato e privilegiato punto panoramico sulla valle. Per onorare lo spirito artistico che anima Calcata non deve mancare una visita al museo Opera Bosco, un itinerario all’interno di uno spazio naturale dove si possono osservare opere di artisti affermati ed emergenti accomunate dalla medesima idea, estendere il concetto dell’arte all’ecosistema e produrre arte rinnovabile attuando la cultura della “simbiosi” tra attività umana e natura.


Il cuore del Parco valle del Treja: la collina di Narce e il sito medievale di Santa Maria

All’interno del Parco Regionale Valle del Treja, che si estende nel medio tratto del fiume Treja, affluente di destra del Tevere, si trovano molti sentieri percorribili senza troppe difficoltà, anche se è bene premunirsi di scarpe e abbigliamento adatti alla stagione in cui ci si muove. Piacevoli passeggiate accompagnano verso luoghi e siti suggestivi, come la collina di Narce ed i ruderi di Santa Maria.

Narce dista non più di un’ora di cammino dall’inizio del sentiero, il quale si snoda stretto tra un piccolo torrente avvolto nel verde di carpini e noccioli ed il poggio sul quale si trovano i resti dell’antico insediamento falisco, abitato fin dal secondo millennio avanti Cristo. Sulla sommità una possente cortina muraria in blocchi di tufo testimonia l’apice economico e politico raggiunto dalla città. Il piccolo pianoro, che conserva le vestigia dell’antica civiltà, invita ad una breve sosta ristoratrice tra le silenziose fronde dei cerri prima di mettersi nuovamente in cammino verso Santa Maria. Il secondo tratto dell’itinerario ad anello che poi riporterà a Calcata costeggia pianeggiante la riva sinistra del Treja. Lo scenario è il protagonista. Lo sciabordio delle acque che si infrangono sui ciottoli si unisce al fruscio delle alte chiome degli aceri che si affacciano sul fiume, accerchiati da estese e basse felci che lottano alla ricerca di una spera di sole.

Raggiungere Santa Maria richiede un ultimo sforzo che viene però ripagato da ciò che attende il visitatore: un ampio salotto naturale contornato da cerri, aceri e noccioli che sul bordo del pianoro si ritirano consapevoli di dover far spazio all’immagine di Calcata la quale, impassibile, si concede sul versante opposto della gola come una diva altera. Il tramonto colora e scalda ancor di più il rosso tufo che sorregge la millenaria cittadina, donandole un’aria romantica che bene si addice al luogo.

I resti dell’insediamento medievale non sono facilmente visibili. Si trovano nascosti all’interno della vegetazione e non sono segnalati. I ruderi della piccola chiesa, di cui rimangono conservate solamente le angolate e la parte absidale, attendono solitari nel mezzo del bosco. La vera piccola perla, però, è la torre che rispetto alla chiesa si trova poco più in alto. Sono ancora ben visibili le imposte ed i piedritti della volta a crociera appoggiati su pulvini finemente ornati.

Negli occhi e nelle membra rimangono impresse le ore trascorse nel silenzio e nell’ascolto. Si attraversa il fiume, entità viva che anima più di tutto la valle, su un piccolo ma robusto ponte di legno. Il ritorno in paese si fa lento. Come dice Kundera, c’è un legame segreto tra memoria e lentezza, tra oblio e velocità. E qui è facile sperimentarlo.


Opera Bosco: dove l’arte sposa la natura

 Poco fuori dal paese, in località Colle, si trova il laboratorio museo Opera Bosco. Nato agli inizi degli anni Novanta dall’iniziativa dell’artista belga Anne Demijttenaere, con la collaborazione di Costantino Morosin, il museo all’aperto si configura fin da subito come piccola avanguardia che vuole rendere evidente la simbiosi tra attività umana e natura, utilizzando per le opere esposte esclusivamente materiali provenienti dal bosco che ospita l’itinerario di esposizione. Il fine è creare un’unica grande opera d’arte complessiva nella quale il naturale e l’artificiale convivono in armonia. Ogni anno, rispettando la caducità del tempo, vecchie opere svaniscono o si perdono nel folto del sottobosco mentre ne vengono create di nuove cercando di fare fede all’anima del luogo. Il processo creativo occupa buona parte delle attività dell’organizzazione poiché il museo è anche un laboratorio dove gli artisti, nella realizzazione delle opere, procedono ad una ricerca costante che renda esplicito il potenziale delle tecniche e dei materiali natu­rali tradizionali.

È possibile anche partecipare alle attività organizzate da Opera Bosco: il Laboratorio didattico di Arte nella Natura si prefigge come scopo quello di offrire agli studenti stimoli creativi all’interno di una nuova consapevolezza dell’ecosistema.

Il percorso espositivo, purtroppo, non è sempre visitabile. Da fine marzo a metà dicembre è aperto la domenica ed i giorni festivi dalle ore 11 al tramonto. Durante la settimana e per mesi di luglio ed agosto è, invece, necessaria la prenotazione.

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